Il male minore: doppiaggio o sottotitoli per un film straniero?

Il male minore: doppiaggio o sottotitoli per un film straniero? Foto: arceus555, CC-BY-SA-2.0
Agosto 25, 2016 Scritto da
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In Italia, che ha una lunghissima tradizione nel doppiaggio, questa pratica si è radicata nella cultura cinematografica di generazioni di spettatori, al punto che oggi sembra quasi non se ne possa fare a meno. Introdotto durante il fascismo per ovviare al diffuso analfabetismo e come mezzo di controllo politico per i contenuti dei film esteri, il doppiaggio è stato lungamente favorito rispetto alla sottotitolazione.

Tollerato o addirittura richiesto e curato personalmente da alcuni registi (Kubrick) per espandere la platea dei loro film, da altri (Allen) il doppiaggio è sempre stato disdegnato in favore della sottotitolazione, considerata più rispettosa dell'opera originale.

Questa contrapposizione fra doppiaggio e sottotitoli è una questione annosa che vede, fra pubblico e autori, posizioni sempre molto nette a favore dell'una o dell'altra soluzione. Di certo una soluzione univoca non potrà mai esserci, basti pensare ai casi in cui il doppiaggio è una scelta obbligata: film di animazione, film con attori non professionisti o di diverse nazionalità sullo stesso set.

Tuttavia, a seconda del film e del pubblico di destinazione, si può immaginare che una soluzione sia preferibile all'altra. Ad esempio, è pacifico che nel caso dell'ennesimo blockbuster supereroistico, destinato a un pubblico che in questi film cerca quello che ci si può trovare, la sovrascrittura del doppiaggio sia assolutamente indolore e anzi non faccia che aumentare la godibilità dell'opera.

Diverso è il caso di quei film che presentano maggiore spessore artistico e ricerca autoriale, in cui il doppiaggio rimuove una parte importante della recitazione degli attori, mentre i sottotitoli, con tutti i loro limiti, hanno un impatto più accettabile per i cinefili “puristi”, che ad essi sono generalmente favorevoli. E forse non a torto, in un'ottica di rispetto delle intenzioni dell'autore, se si comparano pro e contro delle due soluzioni in questione.

Tra gli aspetti negativi del doppiaggio, il primo e più ovvio è la sovrascrittura della prestazione attoriale, con la sostituzione della voce originale degli interpreti, ovvero di uno dei loro mezzi di espressione artistica principali, che non veicola esclusivamente un testo (comprensibile o meno), ma anche tutta una gamma di colori che scavalcano le barriere linguistiche, allo stesso modo della gestualità corporea, e che sono parte integrante dell'interpretazione. Un altro grande limite del doppiaggio, è l'impiego di voci non realistiche e monodimensionali: massimizzando la leggibilità del parlato con la dizione, la pulizia del suono e l'eliminazione delle inflessioni personali, il doppiatore di fatto parla una lingua che non esiste, incolore (tranne rare eccezioni), che si sovrappone artificiosamente alla voce originale degli interpreti. Per gli stessi motivi, spesso accade che tutti i personaggi del film parlino nello stesso modo, dal camionista al professore, prescindendo completamente dal loro ambito socioculturale di provenienza e dalla caratterizzazione fatta dagli attori sulla scena. Il doppiaggio a volte fa ricorso a un frasario standardizzato (e quindi ripetitivo) per rendere certe espressioni compatibili col labiale degli attori, aumentando il senso di artificiosità del risultato. Il principale merito del doppiaggio, invece, sta nel permettere di concentrarsi sull'azione scenica e sulla fotografia del film, senza le distrazioni indotte dai sottotitoli.

Anche questi ultimi, infatti, non sono esenti da problemi. I principali aspetti negativi dei sottotitoli, oltre, come detto, a essere fonte di distrazione dalla scena, sono nel fatto che “inquinano” la fotografia del film e che possono essere difficili da seguire durante i dialoghi veloci. Inoltre, non è infrequente una semplificazione delle battute originali per abbreviare un sottotitolo o per farlo rientrare nei limiti dello spazio dedicato. Altra pecca, ma stavolta, nella mia esperienza, tutta italiana dei sottotitoli, è la superficialità con cui a volte sono realizzati, quasi fossero un semplice optional da inserire alla buona in un dvd o bluray (immancabilmente doppiati): traduzioni “disinvolte” e refusi abbondano, approssimazioni impensabili nelle edizioni straniere, dove il doppiaggio non è quasi mai presente, per cui a maggior ragione si riserva molta cura ai sottotitoli.

Accanto a questi difetti, i sottotitoli hanno degli importanti pregi: il principale è che non alterano la prestazione degli attori, almeno non radicalmente come il doppiaggio. Le voci dei personaggi rimangono autentiche e naturali, consentendo di apprezzare le peculiarità di ogni interpretazione. Da ultimo, consentono di ascoltare il suono di una lingua straniera, che, oltre ad essere sempre un motivo di arricchimento personale, a volte è un fattore importante per “prendere le distanze” dall'opera e collocarla meglio in una realtà diversa dalla nostra.

Molto probabilmente, la scuola di doppiaggio italiana è la migliore al mondo, certamente una delle più longeve e a tutt'oggi estremamente attiva, anche grazie alla proliferazione senza precedenti di serie per la TV. Se queste sicuramente contribuiscono ad aumentare la domanda di doppiaggio, le loro dinamiche commerciali comportano ritmi così frenetici per la “localizzazione” delle nuove puntate, che a detta degli stessi doppiatori incidono negativamente sulla qualità del lavoro in generale.

Personalmente, non mi ritengo un talebano dei sottotitoli, ma penso che la qualità del doppiaggio negli ultimi anni stia in effetti calando sensibilmente. Per questo motivo, ho iniziato a guardare i film stranieri esclusivamente con i sottotitoli, ma mi confronto abbastanza spesso con la difficoltà che generalmente le persone oppongono quando si tratta di vedere insieme un film sottotitolato.

A questo proposito, credo sia interessante notare come nei Paesi anglosassoni, primo mercato di una enorme industria cinematografica di stampo meramente commerciale (Hollywood), rimangano tuttavia ampi spazi per quegli editori indipendenti che propongono cinema straniero d'autore, non commerciale, sperimentale, fra cui alcuni che operano con profitto ormai da molti anni. Segno che un pubblico non culturalmente condizionato ad aspettarsi di vedere i film stranieri sempre doppiati, accetta tranquillamente la sottotitolazione e contribuisce alla circolazione di certe opere che probabilmente in Italia, se non doppiate (con maggiore impegno economico del distributore), farebbero molta più fatica. Con ciò non intendo dire che il doppiaggio sia la causa della limitata offerta cinematografica italiana (impantanata nel mainstream, fatta eccezione per poche benemerite realtà), per la quale ci sono ragioni molto più complesse, ma di certo la disabitudine ai sottotitoli non stimola la diversificazione dei cataloghi e, più in generale, la “curiosità” verso opere che non siano immediatamente fruibili. Fortunatamente, chi comprenda sufficientemente bene l'inglese, ha accesso a un ampio catalogo di opere da tutto il mondo edite per l'home video nei Paesi anglosassoni, con sottotitoli spesso di ottima qualità. Ma che l'Italia sia stabilmente agli ultimi posti in Europa per conoscenza delle lingue straniere, è un ulteriore spunto di riflessione sui temi di questo post.

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Letto 676 volte Ultima modifica il Venerdì, 26 Agosto 2016 13:51

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