Nová Vlna, la nuova onda del cinema cecoslovacco

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Nell'arco di pochi anni, una generazione di giovani registi esordienti realizzò una serie senza precedenti di grandissimi film, sfidando la rigida censura e le convenzioni del cinema tradizionale del loro Paese con le armi dell'assurdo, dell'umorismo nero e della sperimentazione.

Agli inizi degli anni '60, il clima politico e culturale della Cecoslovacchia socialista spingeva il Paese a rapidi cambiamenti attraverso un'importante serie di progressive liberalizzazioni (tra cui l'allentamento della censura, maggiore libertà di stampa e di movimento, il decentramento dell'economia), che dureranno fino all'agosto del 1968, quando le truppe del Patto di Varsavia occuperanno il Paese per ristabilire una linea politica più ortodossa, dettata dall'Unione Sovietica, e cancellando in breve tempo gli effetti di quel periodo di riforme.

Tuttavia, nell'arco di quei pochi anni di aperture liberali, si sviluppò dirompente un movimento artistico in grado di esprimersi a livelli altissimi con un inedito linguaggio fatto di humor nero e toni surreali, in aperta contrapposizione ai dettami del realismo socialista che caratterizzò l'arte dei Paesi appartenenti al blocco sovietico: la Nová Vlna (Nuova Onda) proruppe nel panorama cinematografico a partire dal 1962, con una incredibile serie di folgoranti esordi registici destinati a lasciare il segno.

La Nová Vlna fu animata dai giovani registi, tutti intorno ai 30 anni di età, formatisi alla severa Facoltà di Cinema dell'Accademia d'Arte delle Muse (FAMU) di Praga, ma al movimento parteciparono anche quei registi della generazione precedente che alla Nuova Onda aprirono la strada: tra tutti Ján Kadár e Elmar Klos (Il negozio al corso, 1965).

Inserita nella nuova direzione politica e culturale della Cecoslovacchia del periodo riformista, il Cinema della Nová Vlna approfittò di quello che precedentemente era uno dei maggiori ostacoli alla libertà di espressione degli autori, ovvero l'industria cinematografica nazionalizzata che, finalmente meno soggetta a censure e controllo politico, poteva offrire ai cineasti un supporto tecnico e finanziario praticamente senza limitazioni. Questo è un dato molto importante per comprendere come, oltre che per l'indiscusso talento degli autori, le produzioni della Nuova Onda cecoslovacca siano di assoluta qualità e consistenza.

A differenza della Nouvelle Vague francese, l'Onda cecoslovacca non si concentra sulla definizione di un nuovo linguaggio cinematografico, ma piuttosto sull'elaborazione di una nuova prospettiva politica da cui raccontare le storie. Queste erano basate su alcuni temi principali, di rilevanza appunto politica in quella stagione di riforme, quali i conflitti generazionali, questioni esistenziali, il rapporto col potere, i contrasti nella società: tutti argomenti che nell'industria cinematografica socialista, chiamata essenzialmente a svolgere una funzione di propaganda, erano solitamente trattati dagli autori con estrema cautela per non incorrere in censure e reprimende. Gli autori della Nová Vlna, invece, non solo rivendicavano questi spunti di critica politica, ma li elaboravano da un'angolazione totalmente nuova, rispetto alla tradizione del loro Cinema nazionale: un registro surreale, assurdo e controverso veniva contrapposto al modello realista-edificante socialista, un brillante humor nero raccontava beffardamente le contraddizioni del potere, lo sperimentalismo tecnico plasmava uno sguardo inedito sulla realtà.

L'esperienza della Nuova Onda cecoslovacca realizzò una cinquantina di film, di cui circa la metà di livello importante, tra i quali troviamo Premi di caratura internazionale (Oscar, Palme d'oro, Orsi d'oro) e partecipazioni ai maggiori Festival europei.

Tra i maggiori registi del movimento Ján Kadár e Elmar Klos (Il negozio al corso), Věra Chytilová (Qualcosa d'altro, Le margheritine), Miloš Forman (Fuoco, ragazza mia!, Gli amori di una bionda), Jiří Menzel (Treni strettamente sorvegliati, Allodole sul filo), Jan Němec (I diamanti della notteLa festa e gli invitati), Juraj Herz (L'uomo che bruciava i cadaveri, Morgiana).

Su AltriFilm.it è in corso di realizzazione una serie di schede dedicate ai principali film della Nová Vlna.

Le sorti della Nová Vlna seguirono quelle del socialismo dal volto umano, il tentativo di democratizzazione della Cecoslovacchia culminato, nel 1968, nella breve stagione della Primavera di Praga, sostenuta dalla presidenza di Dubček: l'occupazione militare restaurò rapidamente una linea politica autoritaria e introdusse una progressiva normalizzazione che investì ogni settore della vita sociale e culturale del Paese.

Alcuni autori della Nuova Onda, come il più famoso di tutti, Miloš Forman, emigrarono in occidente. Quelli che rimasero in patria dovettero affrontare la censura ed altri ostacoli nella prosecuzione delle loro carriere artistiche.

In seguito alla normalizzazione, alcune opere rimasero lungamente incompiute o bandite fino alla fine del socialismo reale in Cecoslovacchia, con la Rivoluzione di velluto del 1989. Ne è un esempio il film Allodole sul filo di Jiří Menzel, girato nel 1969 e pubblicato solo nel 1990.

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Letto 448 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Dicembre 2016 22:18

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