C'era una volta in Anatolia (di Nuri Bilge Ceylan, 2011)

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Gran Premio della Giuria al 64° Festival di Cannes, C'era una volta in Anatolia è un lungo viaggio notturno nelle steppe della Turchia centrale, alla ricerca di un cadavere nascosto dagli assassini in un luogo imprecisato. Tratto dalla reale esperienza di uno degli sceneggiatori, nel film di Ceylan si intrecciano le storie di diversi personaggi, che durante l'estenuante ricerca notturna porteranno alla luce i propri stessi fantasmi.

All'imbrunire, un piccolo convoglio di auto con a bordo poliziotti, un medico legale e un magistrato, scorta due assassini in aperta campagna affinché indichino il punto in cui hanno sepolto la loro vittima. Il principale indiziato dell'omicidio è Kemal. Sarà lui a dover indicare agli inquirenti il posto in cui è stato occultato il cadavere di un suo amico, ucciso per motivi non ancora chiariti. Ma Kemal è scarsamente collaborativo, conduce i poliziotti in diversi luoghi molto simili fra loro disseminati lungo le tortuose strade provinciali, giustificandosi dicendo che durante l'omicidio era ubriaco e quindi di non ricordare esattamente il punto dell'interramento. O forse vuole solo depistarli. Le ricerche proseguono senza sosta fino al calare della notte, in un crescendo di nervosismo e stanchezza.

A tarda ora, il gruppo di investigatori guidato dal Procuratore e dal Commissario di polizia, decide di fermarsi per ristorarsi presso la casa del sindaco di un vicino villaggio. Durante questa sosta, gli uomini avranno modo di confidarsi e allentare le tensioni interpersonali. L'apparizione, a notte fonda, della bellissima figlia del sindaco che servirà a tutti il tè, in una sequenza sospesa e poetica, distenderà definitivamente gli animi, riconciliando gli uomini e rimettendoli sulla strada per la loro ricerca.

Al mattino seguente, il luogo della sepoltura verrà finalmente ritrovato e l'indagine conclusa. Come siano veramente andate le cose si scoprirà solo con l'autopsia, ma dopo la drammatica notte precedente, il Dottore e il Procuratore avranno anche un'altra bizzarra morte su cui fare luce.

In C'era una volta in Anatolia, la dimensione spaziale, esaltata dalla fotografia in CinemaScope, è uno dei principali elementi di lettura del film. Attraverso questa, infatti, Ceylan ci mostra il continuo confronto fra l'ampio e inospitale paesaggio naturale, che riflette il vissuto e il carattere di alcuni personaggi, e l'individualità dei protagonisti “di città”, messi alla prova da una nottata di lavoro solo apparentemente ordinario, che a poco a poco li porterà a scoprire di sé stessi più di quanto avrebbero mai voluto sapere. La scenografia, bellissima, in cui si svolge gran parte del film è quella di una vasta e fredda steppa appena illuminata dalle ultime luci del tramonto o dai fari degli automezzi. In questo quadro rarefatto, si muove il piccolo convoglio di macchine con a bordo i protagonisti, che si fermano, scendono e si disperdono nella buia campagna per verificare le indicazioni dell'arrestato Kemal, che ogni volta si rivelano inesatte. Il processo si ripete, più volte: spostamento, ricerca, fallimento, da capo. Ma nello stallo dell'indagine, gli uomini coinvolti avranno modo di confrontarsi anche e soprattutto sulla propria condizione esistenziale che, nel finale delicato e intimista, vedrà sciogliersi alcuni nodi lungamente irrisolti nelle coscienze dei protagonisti. La “verità” ricercata nell'indagine, porterà infatti alla luce tante verità individuali, incomplete, rimosse. Come il movente dell'omicidio, il lutto del Procuratore, il rapporto medico-legale finale del Dottore.

Un'opera che cita le novelle di Čechov e si ispira a un episodio della vita del co-sceneggiatore Ercan Kesal, medico che ha effettivamente prestato servizio nella provincia rappresentata nel film, C'era una volta in Anatolia è un film dal passo lento, che (ri)costruisce le vicende dei personaggi attraverso la stratificazione dei dialoghi che avvengono nei momenti di apparente impasse dell'indagine poliziesca, in cui i protagonisti condividono ricordi personali e ragionamenti sull'esistenza e sulla morte. Il contenuto stesso del film, quindi, non è da cercare nella sua falsariga da noir, ma nelle pieghe dei discorsi e dei silenzi fra gli uomini, riempiti di senso anche dalla splendida fotografia, che a tratti ricorda certi paesaggi di Kiarostami.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Bir zamanlar Anadolu'da
  • Paese e anno di produzione: Turchia Bosnia e Herzegovina 2011
  • Regia: Nuri Bilge Ceylan
  • Interpreti principali: Muhammet Uzuner (Dottor Cemal), Taner Birsel (Procuratore Nusret), Yilmaz Erdogan (Commissario Naci), Firat Tanis (Kenan)
Letto 239 volte Ultima modifica il Sabato, 13 Agosto 2016 09:38

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