I diamanti della notte (di Jan Němec, 1964)

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Due prigionieri fuggono dal treno merci che li porta verso un campo di concentramento, rifugiandosi nei boschi. Saranno oggetto di una spietata caccia all’uomo e di un’estenuante lotta contro il freddo e la fame. Esordio nel lungometraggio per Jan Němec che segna una delle opere più significative della Novà Vlna, costruita quasi senza dialoghi su un inedito intreccio di enigmatici flashback e flash forward.

Due ragazzi corrono a perdifiato sul fianco di una collina al limitare del bosco. Fuori campo si odono colpi di arma da fuoco, lo sferragliare di un treno che procede a velocità ridotta e perentori ordini di ”Halt!” pronunciati con un duro accento tedesco. I fuggiaschi si sfilano in corsa i capotti scuri con la scritta “KL” (sigla che sta per Konzentrationslager, campo di concentramento), verniciata sulla schiena in grandi lettere bianche. Un lungo e virtuosistico "carrello" segue la fuga dei due, fino a quando gli spari e le grida non si dissolvono in lontananza e loro crollano esausti, ma momentaneamente al sicuro, nel fitto del bosco.

Comincia così lo spaventoso viaggio dei giovani evasi, braccati da nemici senza volto nei boschi di una regione non identificata (ma che si intuisce essere la Cecoslovacchia occupata dai nazisti). Non ci sarà pressoché nessun dialogo fra i personaggi che possa far luce sul loro rapporto e sulle loro storie personali prima di questa fuga disperata. Ci saranno solo ambigue sovrapposizioni di ricordi, fantasie, sogni e allucinazioni dovute alla fame e alla paura. Ogni momento della fuga dei ragazzi sarà attraversato da un enigmatico flusso di coscienza che disorienta la loro percezione della realtà. I due, affamati, riusciranno a ottenere del pane e del latte da una donna, ma questa probabilmente metterà sulle loro tracce una sorta di bizzarro club di attempati cacciatori tedeschi, che goffamente ma inesorabilmente li incalzeranno nei boschi fino a catturarli. La sorte dei fuggiaschi sarà incerta, dissolta in un ennesimo susseguirsi di possibili epiloghi.

Con I diamanti della notte, Jan Němec realizza un esordio registico di assoluto rilievo, basato sul romanzo Tma nemá stín (“L’oscurità non ha ombra”) di Arnošt Lustig. Lo stesso Lustig collaborò alla sceneggiatura del film, partecipando alla profonda destrutturazione del proprio testo originale condotta da Němec. Infatti, nella trasposizione cinematografica del romanzo tutto viene letteralmente scomposto e ridotto all’osso: i dialoghi sono quasi completamente rimossi, i riferimenti storici e sociali solo sottintesi, la stessa sequenza degli eventi rimane appena accennata. Ciò nonostante, la narrazione emerge da un suggestivo lavoro di montaggio basato sul susseguirsi di ellissi temporali, un alternarsi, confondendosi, di realtà, ricordi e immaginazione.

Questa narrazione, volutamente frammentata, è funzionale alla descrizione dello stato d’animo dei giovani protagonisti, oppressi dai pericoli della fuga e dalla fame, smarriti in un flusso di ricordi della loro vita precedente, di sogni a occhi aperti che mostrano lampi di ipotetici sviluppi o di pure fantasie.

Un esempio di questo spiazzante linguaggio elaborato da Němec, si trova nell’onirica scena in cui uno dei fuggiaschi entra furtivamente in una casa alla ricerca di cibo. Il ragazzo si troverà inaspettatamente faccia a faccia con una donna e il flusso dei suoi pensieri sarà magistralmente tradotto in sede di montaggio con un serrato susseguirsi di epiloghi immaginari: il ragazzo colpisce la donna alla testa tramortendola, la donna cerca di sedurre il ragazzo, la donna taglia del pane e lo offre al ragazzo, di nuovo la donna viene colpita; un affastellarsi di ipotesi, immagini e di pensieri senza controllo nella mente sconvolta del giovane evaso.

Attraverso questa particolare cifra espressiva, I diamanti della notte è un film che, accanto al notevole sperimentalismo, veicola molto efficacemente le tensioni e lo stato di smarrimento che appartengono a coloro che sono coinvolti in un conflitto, non solo meramente bellico, come nell’ambientazione dell’opera, ma più in generale esistenziale.

Sebbene sia forse il meno prolifico tra i suoi colleghi, Jan Němec è considerato uno dei maggiori registi della Nová Vlna, avendo saputo esprimere una grande ed innovativa creatività accanto a una tagliente critica sociopolitica: la ricerca formale de I diamanti della notte e la caustica satira de La festa e gli invitati, rimangono strepitosi esempi di una stagione del cinema cecoslovacco di altissimo valore. La carriera di Němec subirà una dura battuta d’arresto in seguito all’uscita de La festa e gli invitati (1966), quasi subito ritirato dalle sale dalle autorità politiche per la censura, le quali, anche in seguito alla diffusione clandestina all’estero del suo documentario Oratorio per Praga (1968), che mostra l’occupazione della città da parte delle truppe del Patto di Varsavia, gli impediranno definitivamente di lavorare nell’industria cinematografica di Stato, fino addirittura a spingerlo all’esilio fuori dai confini cecoslovacchi. Potrà tornare in patria solo sul finire del 1989, al concludersi dell’epoca del socialismo reale in Cecoslovacchia, ma la scena artistica della Nová Vlna era già stata spazzata via e le produzioni successive di Němec non eguaglieranno il valore dei suoi primi film. L’enfant terrible del cinema cecoslovacco si è spento a Praga il 18 marzo 2016.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Démanty noci
  • Paese e anno di produzione: Cecoslovacchia 1964
  • Regia: Jan Němec
  • Interpreti principali: Ladislav Jánsky (1° ragazzo), Antonín Kumbera (2° ragazzo), Ilse Bischofova (donna)
Letto 239 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Dicembre 2016 22:43

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