Kynodontas (di Yorgos Lanthimos, 2009)

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Un ragazzo e le sue due giovani sorelle vivono da sempre reclusi nella villa dei genitori. Un posto isolato da cui non possono mai allontanarsi, dove “mare” significa poltrona, “autostrada” è un vento molto forte, “escursione” un materiale per fare pavimenti. E “fica” è una grande lampada.

Kynodontas (o Dogtooth, che in italiano significa “dente canino”) è un film beffardamente spietato nel dissezionare le dinamiche genitori-figli all'interno del sistema Famiglia, consegnandoci una riflessione più ampia e amara sul potere e sui rapporti che da questo dipendono. Il regista Yorgos Lanthimos rappresenta una storia di crudelissima e universale routine sociale, raccontata per paradossi e con grande humor nero, che riveste il film di un consistente spessore politico, oltre che artistico, con pochissimi paragoni nel Cinema degli ultimi anni.

Padre, Madre, Figlio, Figlia Maggiore, Figlia Minore: nessuno ha un nome proprio nella grande casa circondata dal giardino, ma solo un ruolo, un'etichetta.

Le giornate sono scandite dal programma che i genitori hanno preparato per crescere i propri figli secondo un non chiarito ideale formativo. Si comincia con l'ascolto di un nastro registrato, nel quale la voce della Madre insegna ai figli nuove parole, stravolgendone il significato reale e attribuendogliene uno diverso: “carabina” è il nome di un uccello bianco… Una manipolazione del linguaggio che consente ai genitori di rimodellare a piacimento la realtà circostante e impedisce ai figli di comprendere significati che metterebbero in discussione la vita artefatta in cui sono inscatolati.

Lo sviluppo mentale dei figli, di età apparente tra i 20 e i 30 anni, è bloccato a uno stato elementare, cresciuti come animali ammaestrati e soggetti a un'autorità paterna punitiva e iperprotettiva.

Tutto quanto si trovi all'esterno dell'alto steccato che circonda la casa e il giardino è fonte di gravi pericoli, tanto che è impossibile uscire a piedi dalla villa: solo il Padre può avventurarsi al di fuori salendo sull'automobile. Così raccontano i genitori ai figli. Li educano al rispetto della loro autorità, a competere fra loro in assurde gare ricompensate da premi effimeri, gli inculcano di temere tutto ciò che ignorano e di avere sempre fiducia nella benevolenza del Padre.

Un figlio, insegnano, sarà pronto a lasciare la casa e affrontare i pericoli dell'esterno solo quando uno dei suoi canini cadrà. E potrà guidare l'auto solo quando il canino ricrescerà. L'attesa infinita di questi eventi iniziatici, perpetuata dalle paure instillate dai genitori, renderà i figli privi di ogni desiderio di maggiore libertà e conoscenza.

Il Padre, unico a lasciare la casa per recarsi quotidianamente al lavoro, provvede ai bisogni di tutti, dai viveri alle amenità, comprese le necessità sessuali del Figlio. Nella logica paradossale di un “equilibrato” sviluppo del Figlio, il Padre provvede a pianificarne anche l'attività erotica, portando a casa una donna che dietro pagamento andrà a letto con lui. Lei e il Figlio avranno dei rapporti totalmente meccanici e distaccati, al pari degli altri esercizi fisici che compongono il programma di attività quotidiane che i figli devono eseguire.

La donna è Christina, un'addetta alla sicurezza che lavora nella stessa azienda del Padre e si prostituisce per arrotondare lo stipendio. Il Padre la conduce alla villa bendata, in modo che non possa memorizzare la strada, e la paga anche per parlare il meno possibile con i figli.

Ma un giorno Christina si intratterrà con la Figlia Maggiore che, affascinata dal fermacapelli della donna, con ingenuità accetterà di praticarle del sesso orale per averlo come ricompensa. Gli scambi di sesso per piccoli regali fra Christina e l'inconsapevole Figlia Maggiore proseguiranno fino al momento in cui la donna sarà costretta a cedere alla ragazza le videocassette dei film “Lo Squalo”, “Rocky” e “Flashdance”. Da questo assurdo baratto, scaturirà una rapida e clamorosa evoluzione personale della Figlia Maggiore. Guardando di nascosto le videocassette di Christina, la ragazza assorbirà i modelli e le dinamiche narrate nei film per maturare un desiderio di emancipazione ormai non più controllabile dai genitori, che esprimerà in modi surreali e tragicomici fino a infrangere l'ultimo tabù: cercare di uscire dal giardino.

Kynodontas non è una semplice metafora sul potere del linguaggio, ne è la sua rappresentazione più diretta e concreta. Nella geniale messinscena di Lanthimos, il luogo ideale per rivelarne gli effetti è la famiglia. Una famiglia sui generis, ma dotata di quei caratteri universali che evidenziano alcune contraddizioni proprie di questa formazione sociale di base, che è anche lo specchio, più in generale, dei sistemi di potere. Un'altra riflessione sulla famiglia come luogo del potere è presente ne Il nastro bianco di Michael Haneke.

In Kynodontas, il Padre e la Madre esibiscono un armamentario completo ed efficiente di strumenti di controllo: la manipolazione del linguaggio, la somministrazione della paura, l'invenzione di miti e promesse irrealizzabili. Con questi educano e addomesticano i propri bambini (ormai anagraficamente adulti) affinché crescano in uno stato di perenne dipendenza e ossequio verso i genitori-padroni-auctoritas, in modo che possano plasmarne l'evoluzione secondo un ideale egoistico e viziato dai propri stessi pregressi irrisolti. E poi ancora la menzogna e la violenza come soluzioni sbrigative delle crisi: il mito moralizzatore di un secondo fratello che gli altri figli non hanno mai visto perché allontanatosi all'esterno della villa (dipinto come il periglioso outback di Picnic a Hanging Rock) e smarritosi fra le sue insidie, viene risolto con la sua “uccisione” da parte del Gatto, rappresentato ai figli come una creatura sanguinaria che si aggira nel giardino, a causa del quale è necessario che tutti rimangano prudentemente chiusi in casa.

Accanto a queste “premure” e all'immagine edificante che il Padre si sforza di applicare alla vita famigliare, a porte rigorosamente chiuse si consumano pornografia, incesti, repressioni, gelosie. Ancora, nella forma patriarcale che pone l'uomo al vertice della gerarchia, le donne figurano come meri ausili logistici e di appagamento sessuale.

Kynodontas mostra plasticamente come le leve del potere possano avere effetti deformanti sulla percezione della realtà, sullo sviluppo della coscienza critica individuale e sull'evoluzione dei rapporti sociali e interpersonali. Nella coppia di genitori tanto severi quanto irresponsabili (e non-responsabili, poichè giudici di loro stessi), si può intuire come le forme del Sistema si rispecchino all'interno delle mura domestiche. Il grottesco film di Yorgos Lanthimos mette in scena una tesi politicamente controversa, in maniera molto originale e, nella drammaticità delle sue situazioni, amaramente divertente che sollecita profonde riflessioni.

Kynodontas ha vinto il premio Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2009, edizione in cui è stato premiato con la Palma d'oro il già citato film di Haneke, Il nastro bianco, per una curiosa coincidenza anch'esso incentrato sul tema “famiglia e potere”.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Kynodontas
  • Paese e anno di produzione: Grecia 2009
  • Regia: Yorgos Lanthimos
  • Interpreti principali: Christos Stergioglou (Padre), Michele Valley (Madre), Aggeliki Papoulia (Figlia maggiore), Mary Tsoni (Figlia minore), Hristos Passalis (Figlio), Anna Kalaitzidou (Christina)
Letto 379 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Agosto 2016 10:54

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