Fantasie di una tredicenne (di Jaromil Jireš, 1970)

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Sorvolando sull'infelice titolo italiano (in originale è Valerie a týden divů, ovvero “Valeria e la settimana delle meraviglie”), l'opera di Jireš è uno dei film della Nuova Onda cecoslovacca più conosciuti e, sebbene all'epoca della sua uscita fu censurato e scarsamente distribuito, “Valerie” è diventato un vero cult del cinema underground per la sua originale commistione di horror, erotismo e poesia.

Raccontare puntualmente la trama di un film così fortemente centrato su un'intricata tela di associazioni visive, suggestioni erotiche e simbologie psicanalitiche, ma al tempo stesso surreale e giocoso, sarebbe un esercizio pedante che non renderebbe giustizia a questa ennesima perla della Nová Vlna. Proviamo quindi a descriverne solo sommariamente la storia: in un luogo e un tempo indefiniti, ma collocabili in un villaggio dell'Europa centrale negli anni a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, la giovane orfana Valerie vive con sua nonna in una casa grande e austera. Valerie ha le sue prime mestruazioni e questo evento segna il suo passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, insieme al risveglio della sua sessualità. In questo particolare momento di trasformazione, si troverà al centro delle attenzioni di diversi strani personaggi: Orlík, un giovane dalle abilità magiche che la corteggia, Tchoř, un mostruoso demiurgo, forse padre di Orlík, che è contemporaneamente vescovo, connestabile e vampiro(!) del villaggio, e Elsa, l'ambigua nonna di Valerie, che dietro il suo contegno altero brucia dal desiderio di ritrovare la giovinezza perduta.

Orlík ruba i preziosi orecchini di Valerie, ricordo della madre defunta, ma glieli restituirà il giorno seguente insieme a delle perle magiche che hanno il potere di proteggerla dai malefici. Per questo gesto, Orlík subirà la punizione di Tchoř, ma guadagnerà l'amicizia di Valerie. A sua volta, Tchoř stringerà un patto con Elsa che, disposta a tutto per tornare giovane e bella, offrirà a Tchoř la verginità di Valerie in cambio dei suoi poteri di vampiro.

Ne nasceranno continue insidie per Valerie, che si presenteranno sotto forma di inganni e tentazioni erotiche, in un flusso di immagini che alterna fantasie, sogni, allucinazioni e realtà. In questo caleidoscopio di situazioni, Valerie potrà intravedere, a volte grazie alla sua particolare curiosità voyeuristica, com'è fatto il mondo degli adulti: un complicato intreccio di apparenze formali e istinti sessuali, morali ipocrite, gelosie e rapporti di potere. Ma conoscerà anche le gioie e la purezza dei primi amori, come con la bella e triste Hedvika, unita a un uomo molto più anziano in un matrimonio di convenienza e vittima dei vampiri Elsa e Tchoř, che sarà guarita dai baci di Valerie, in una delicata parentesi saffica.

Ancora, nel susseguirsi di immagini sempre aperte a diverse letture, Valerie affronterà un vero e proprio manuale di casi freudiani, di volta in volta orditi dai suoi antagonisti vampiri per disorientarla e dominarla: l'innamorato Orlík sarà presentato come suo fratello; la nonna-vampira Elsa, ormai nuovamente giovane e avvenente grazie al sangue di Hedvika, prima tenterà di sedurla, poi si rivelerà essere sua madre; il vampiro Tchoř, anch'esso mosso da pulsioni sessuali verso Valerie, si dichiarerà suo padre. Una sovrapposizione di ruoli e valori che, all'interno di una narrazione onirica e ricca di simbolismi, diventa quasi una rappresentazione del subconscio della protagonista, eccitato dai veloci cambiamenti del suo corpo e dalla nuova percezione che ha del mondo.

Con l'aiuto di Orlík, Valerie sfuggirà ai tranelli dei vampiri (e non solo dei vampiri) e grazie alle sue perle magiche libererà il villaggio da Tchoř. Nel finale orgiastico ed etereo, si riconcilieranno il passato e il presente dei personaggi, in una scena che, attraverso lo sguardo di Valerie, rivelerà il raggiungimento di una sua ormai smaliziata consapevolezza erotica.

Fantasie di una tredicenne è tratto dal racconto Valeria e la settimana delle meraviglie di Vítězslav Nezval, poeta e drammaturgo, principale esponente del movimento surrealista ceco negli anni '30 del novecento. Come il racconto originale, il film di Jireš è una fiaba gotica in cui si mescolano elementi macabri e invenzioni surreali, non priva di un certo aggancio con uno dei temi più frequenti nel cinema della Nová Vlna: il conflitto generazionale. Le figure degli anziani (i vampiri Elsa e Tchoř, ma anche il vizioso prete Gracian), infatti, rappresentano valori negativi, come l'arbitrio del potere, la morale repressiva, una sessualità egoista e aggressiva. Tuttavia, il film non presenta una palese retorica politica come altre opere “proibite” del movimento, sebbene si inserisca in esso per lo sperimentalismo che lo anima e per la “firma” di Jireš, che è uno dei principali registi della Nuova Onda. La censura cui il film fu soggetto, era dovuta al suo totale scostamento dal realismo socialista, tornato ad essere, dopo il fallimento della Primavera di Praga, il canone espressivo di riferimento nel mondo artistico cecoslovacco. Dopo Valerie, Jireš potè continuare la sua carriera cinematografica in patria, ma dedicandosi a soggetti strettamente aderenti alle politiche del periodo della normalizzazione. Il comparto visivo è estremamente curato e affascinante, creando un'atmosfera di sogno ricca di elementi lirici e metaforici che ha ispirato, negli anni, generazioni di artisti (tra cui la band britannica Broadcast e il gruppo psych-folk statunitense The Valerie Project) che al film hanno tributato numerosi omaggi.

Da segnalare le evocative musiche originali, composte da Luboš Fišer.

 

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Valerie a týden divů
  • Paese e anno di produzione: Cecoslovacchia Rep. Ceca 1970
  • Regia: Jaromil Jireš
  • Interpreti principali: Jaroslava Schallerová (Valerie), Helena Anýzová (Elsa), Petr Kopriva (Orlík), Jirí Prýmek (Tchor), Jan Klusák (Gracian), Alena Stojáková (Hedvika)
Letto 473 volte Ultima modifica il Martedì, 06 Marzo 2018 23:01

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