Materia Oscura (di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, 2013)

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Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, Materia Oscura di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti è un'opera cui la definizione di “documentario” va assolutamente stretta. Trasponendo in una forma sussurrata e poetica la narrazione delle vicende che ruotano intorno all'attività del più grande poligono militare d'Europa, il film veicola un sguardo più nitido e profondo di ogni possibile reportage d'inchiesta.

Il Poligono Sperimentale Interforze del Salto di Quirra sorge nel comune di Perdasdefogu (Nuoro). Dal 1956 è teatro di sperimentazione per nuovi ordigni bellici, sistemi d'arma e ricerche aerospaziali. Da ormai sessant'anni, la presenza del poligono segna il territorio e influenza le vite delle persone che lo abitano, nel selvaggio scenario naturale della Sardegna orientale.

Il racconto di Materia Oscura è quasi completamente privo di parole, lasciando che la narrazione si sviluppi attraverso la forza delle immagini e dei silenzi intercalati fra le sequenze. Sebbene lo splendido comparto visivo sia indubbiamente la colonna portante del film, nel linguaggio di D'Anolfi e Parenti riveste una grande importanza la componente sonora, fatta di registrazioni ambientali, presa diretta, soundscapes, che immergono profondamente gli spettatori nel tema dell'opera e trasmettono tutto quello che c'è da sapere quasi a livello subliminale, senza affidarsi a un testo pre-elaborato e, soprattutto, senza la pressoché inevitabile retorica reportagistica. Le uniche parole che sentiamo pronunciare nel film, provengono da una trasmissione radiofonica in cui il magistrato Domenico Fiordalisi evidenzia i risultati delle indagini scientifiche sulle condizioni ambientali e sanitarie nell'area del poligono, nonché dagli scarni dialoghi fra padre e figlio, allevatori che cercano di curare un vitello malformato a causa dell'inquinamento diffuso nel territorio.

Come nel loro precedente film Il Castello, D'Anolfi e Parenti suddividono Materia Oscura in capitoli, in questo caso tre. Il primo è dedicato alla questione sanitaria e ambientale, quello centrale è una sorta di retrospettiva sull'attività del poligono realizzata attraverso il montaggio di filmati d'archivio effettuati dalle Forze Armate, l'ultimo è incentrato sulla vicenda di due allevatori che vedono il proprio bestiame ammalarsi per la contaminazione dell'ambiente. Non c'è una separazione netta tra i tre movimenti del film, ma un flusso narrativo continuo in cui si alternano le vedute del bellissimo territorio, riprese tecniche dei lanci missilistici effettuati nel poligono, scene della problematica attività agricola locale. Le sequenze sono accompagnate da una traccia sonora efficace e suggestiva: improvvisi echi di lontane esplosioni e passaggi di elicotteri intercalano i suoni della natura, degli animali al pascolo, i grandi silenzi della vasta area semi-disabitata intorno al poligono.

Questo territorio apparentemente intatto, non solo conserva i segni visibili degli esperimenti bellici (carcasse di carri armati, strutture diroccate, relitti), ma nasconde nel suolo i veleni accumulatisi in sessanta anni di lanci, bombardamenti e brillamenti: idrocarburi, metalli, sostanze radioattive che minacciano la salute di persone e animali che vi entrino in contatto. Gli effetti di questo inquinamento sugli organismi viventi sono documentati nel terzo movimento del film.

Da segnalare il notevole recupero che D'Anolfi e Parenti hanno fatto dei materiali d'archivio presenti nella cineteca del poligono di Salto di Quirra. Queste riprese, effettuate dai militari in occasione di ogni esperimento come mera documentazione tecnica, diventano in Materia Oscura sequenze dal grandissimo impatto narrativo e poetico. Filmati in slow motion, in negativo, all'infrarosso di missili che lasciano la rampa di lancio e intercettano il bersaglio, azioni ripetute all'infinito durante i cicli di sperimentazione e di addestramento, si trasformano in passaggi di onirica sospensione del tempo tra la quiete dell'ameno paesaggio agreste e gli scenari devastati e avvolti dal fuoco degli istanti successivi.

Materia Oscura è un film di grande valore civile, oltre che artistico, che non diluisce gli sforzi di indagine del reale nella grande bellezza delle sue immagini, ma al contrario, proprio da questa offre ulteriori spunti per comprendere una vicenda dai gravi risvolti ecologici e politici.

Resta da chiedersi come sia possibile che un film di tale livello (Festival di Berlino), coprodotto da Rai Cinema, in Italia non abbia praticamente avuto distribuzione.

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Letto 331 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Agosto 2016 10:55

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