La morte corre sul fiume (di Charles Laughton, 1955)

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In città arriva un carismatico predicatore itinerante, ma questi è anche un pluriomicida, un "lonely hearts killer" che vuole mettere le mani sul frutto di una rapina: per farlo dovrà strappare il segreto del suo nascondiglio a due bambini coraggiosi. Capolavoro del noir, prima e unica esperienza registica del grande attore Charles Laughton, La morte corre sul fiume è una fiaba gotica narrata nello stile visivo del cinema espressionista: un clamoroso insuccesso commerciale per le sue tematiche scomode e torbide, è oggi considerato un caposaldo del cinema mondiale.

Anni 30 del novecento, nel sud degli Stati Uniti. Harry Powell è un predicatore, un sedicente pastore di anime che nei suoi dialoghi ad alta voce con Dio si rivela immediatamente come un fanatico religioso ed assassino, in cerca di vedove possidenti da sposare e poi ammazzare per appropriarsi dei loro beni. Si ferma in città per vedere uno spettacolo di spogliarello, ma viaggiava su una macchina rubata e viene arrestato.

Intanto, Ben Harper, padre dei piccoli John e Pearl, consegna ai figlioletti una scomoda eredità: 10.000 dollari, bottino di una rapina che ha appena compiuto per cercare di assicurare un futuro migliore alla sua famiglia. Per questo denaro trova un nascondiglio geniale e fa giurare ai figli di non rivelarlo a nessuno. Subito dopo, la polizia irrompe in casa Harper ed arresta il padre: nella rapina ha ucciso due persone.

Giudicato colpevole, Harper viene condannato a morte. In cella, durante un sonno agitato, parla e in parte rivela la sorte del bottino, ascoltato per caso dal suo compagno di cella. Harper poi gli fornirà, ingenuamente, ulteriori notizie sulla sua famiglia. L'uomo in cella con lui è il Pastore Powell.

Scontata la sua pena, Powell torna libero. Intenzionato ad accaparrarsi i 10.000 dollari, metterà in atto uno spietato stratagemma ai danni della famiglia dell'ormai sepolto Harper, ma dovrà fare i conti con l'intelligenza e la determinazione del giovane John nell'onorare il giuramento fatto al padre. Una caccia al tesoro che presto precipiterà in una caccia ai bambini.

Tutto ne La morte corre sul fiume è costruito sui canoni della fiaba, ma di quelle fiabe oscure e crudeli nello stile di Perrault: c'è un "Barbablu", una coppia di orfanelli da questo minacciati, la loro fuga iniziatica in seno alla natura, col suo bestiario metaforico fatto di prede e predatori. Ci sono le filastrocche, sotto forma di ipnotiche cantilene che scandiscono la storia. C'è anche una fata buona armata di fucile e ci sono persino le illustrazioni, nel segno grafico del cinema espressionista: cieli neri sovraccarichi di stelle tremolanti, oblique silhouettes di edifici oscuri, orizzonti stilizzati su cui si stagliano le figure di cose e persone ora benevole, ora terrificanti.

Tratto dal romanzo The night of the Hunter di Davis Grubb, all'immaginario del film contribuisce soprattutto la splendida fotografia di Stanley Cortez, chiaramente ispirata all'espressionismo tedesco, dalle luci fortemente contrastate, con ombre lunghe e nette a raffigurare presenze minacciose che incombono fuori dall'inquadratura, angoli di ripresa inusitati, sghembi, claustrofobici. Questo linguaggio allucinato, che si attenua nelle scene diurne per esprimere al massimo la sua atmosfera di incubo in quelle notturne, è affiancato da una altrettanto notevole scenografia, che passa dai rassicuranti scorci delle cittadine di provincia, ai meandri oscuri nascosti dietro le facciate pulite delle case, dove le prospettive si distorcono e l'ombra ingoia lo sguardo.

E la dicotomia fra pubbliche apparenze e segreti privati è appunto uno dei livelli di lettura di un'opera eccezionalmente ricca di tematiche e spunti critici sempre attuali, insieme alla credulità popolare, al fanatismo religioso, al ruolo del sesso nella società, al rapporto tradito fra adulti e bambini.

La morte corre sul fiume è ambientato in quella provincia del sud degli Stati Uniti flagellata dagli effetti della Grande Depressione, pullulante di orfani e derelitti, che trova conforto e motivo unificante nella religione. E tanto più è precario il presente ed incerto l'avvenire, maggiormente ripone speranza nella dimensione spirituale come unica via di riscatto. Nel film di Laughton, che gioca magistralmente con numerose ambivalenze, viene stigmatizzata questa America puritana ed ipocrita, compassionevole nei suoi inni sacri ma intimamente bigotta e vendicativa (il Reverendo ne farà le spese), tutta presa non dal rispetto, ma dall'esibizione di una certa moralità che, priva di senso e di fondamento, risponde a una mera funzione di etichetta sociale, mentre nel privato scompare o si "allenta" a piacimento.

Questi atteggiamenti antitetici sono ben incarnati dal Reverendo Powell, che ne porta il dualismo tatuato sulle dita delle mani: le lettere L-O-V-E (amore) sulla destra e H-A-T-E (odio) sulla sinistra, a rappresentare l'eterna competizione tra il bene e il male che, nella sua manichea visione del mondo, pervade le azioni e l'esistenza umane. Questi vistosi tatuaggi, apparentemente solo un pretesto per imbonire qualche paesano sciorinando una storiella su Caino e Abele, rivelano però una reale tensione nel complesso personaggio interpretato da Robert Mitchum.

Harry Powell mostra infatti una personalità disturbata. Sebbene sia un fervido credente in continuo dialogo col suo dio amorevole, egli è ferocemente misogino e odia le donne al punto di desiderarne la morte, morte che poi lui stesso infliggerà a quelle che seduce per appropriarsi dei loro beni. Oltre a questo, mostra una repulsione verso la sessualità (nelle scene con la spogliarellista, con la sua novella sposa e con la giovane e disinibita Ruby) che lascia supporre una condizione di impotenza e di desiderio frustrato alla base della sua misoginia.

A questo amaro sguardo sulla realtà degli adulti, Laughton contrappone, in maniera non meno cupa, il mondo visto attraverso gli occhi dei bambini, che assume la dimensione fiabesca cui si accennava prima. John e Pearl dovranno affrontare un lungo e insidioso viaggio per sfuggire alla caccia del Reverendo Powell (non a caso, il titolo originale del film è The night of the Hunter, ovvero "La notte del Cacciatore"). Una fuga che si dipanerà attraverso le minacce e gli inganni che il Reverendo metterà sulla loro strada, l'ennesimo tradimento da parte di un adulto (il vecchio Birdie si farà trovare ubriaco fradicio nel momento in cui avrebbe potuto salvare i ragazzi) fino al fortuito approdo presso la casa di Rachel Cooper. Nel mezzo, la maestosa scena della fuga notturna sul fiume, un fantasmagorico passaggio espressionista accompagnato dalle malinconiche ninnenanne arrangiate dal compositore Walter Schumann.

La morte corre sul fiume ebbe un esito disastroso dal punto di vista commerciale e della critica. Charles Laughton realizzò un film che, sebbene basato su un plot da "cronaca nera" assolutamente popolare e plausibile, metteva il pubblico di fronte a una serie di implicazioni e di sotto-testi (all'epoca) totalmente spiazzanti. Soprattutto, chiamava in causa alcuni punti fermi importanti (fede, famiglia, moralità) che la società americana non era ancora pronta a mettere in discussione. Un film, in definitiva, che non fu compreso o troppo in anticipo sul suo tempo. Per Laughton si chiuderanno le porte per ulteriori regie, ma continuerà col successo di sempre la sua carriera di attore. Nei decenni successivi, il film ha trovato il riconoscimento che merita ed è stato incluso nella collezione del National Film Registry, per essere tramandato come un'opera di particolare rilievo nel patrimonio cinematografico statunitense.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: The night of the Hunter
  • Paese e anno di produzione: USA 1955
  • Regia: Charles Laughton
  • Interpreti principali: Robert Mitchum (Harry Powell), Shelley Winters (Willa Harper), Lillian Gish (Rachel Cooper), Billy Chapin (John Harper), Sally Jane Bruce (Pearl Harper)
Letto 172 volte Ultima modifica il Sabato, 04 Febbraio 2017 14:51

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