Stalker (di Andrej Tarkovskij, 1979)

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Cosa è stato?

La caduta di un meteorite? Una visita degli abitanti degli abissi cosmici? In un modo o nell'altro, nel nostro piccolo paese, si è creato il miracolo dei miracoli: la Zona. Ci abbiamo subito mandato l'esercito e non ha fatto ritorno. Allora abbiamo circondato la Zona di cordoni di polizia. Forse abbiamo fatto la cosa giusta. Non so…

Per la profondità della sua scrittura, la monumentale fotografia di Aleksandr Kniazhinskij, la sontuosa decadenza della scenografia curata dallo stesso Tarkovskij e la rarefatta atmosfera creata dalla musica elettronica del compositore minimalista Eduard Artemev, Stalker racchiude una tale densità di significato, in una cornice di altissima qualità tecnica, che è a buon diritto considerato un capolavoro del Cinema di tutti i tempi.

Liberamente adattato dal romanzo Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadij e Boris Strugatskij, Stalker mette in contrapposizione tre diverse visioni del mondo attraverso altrettanti personaggi che le incarnano: il Professore, lo Scrittore e lo Stalker.

In un luogo colpito da un misterioso cataclisma, i tre affrontano un rischioso viaggio per raggiungere il cuore della Zona, una stanza in grado di esaudire i desideri di chi riesce a entrarvi. Ma nella Zona nulla è come appare: la via diretta non è la più breve e soprattutto “Non si torna indietro per la strada fatta all'andata”.

Lo Stalker (dal verbo inglese to stalk, muoversi furtivamente) è una guida in grado di introdurre clandestinamente visitatori all'interno della Zona, un'ampia area disabitata, recintata e sorvegliata militarmente, nella quale è avvenuto un evento non chiarito di origine aliena che ha devastato la città presente su quel territorio. Ma non solo: l'evento ha trasformato l'intero ambiente in un'entità pensante, la Zona, piena di trappole letali e inganni in continuo mutamento, ostile agli uomini che la attraversano a meno che non si spoglino della loro superbia e della loro presupposta superiorità sul mondo.

Lo Stalker conduce nella Zona due clienti: il Professore, uno scienziato ambizioso, e lo Scrittore, un letterato di successo ma in crisi d'ispirazione. Entrambi vogliono raggiungere la stanza dei desideri per riscattarsi e realizzare le proprie aspirazioni.

Nel corso del pericoloso viaggio, fra i tre emergeranno netti contrasti esistenziali che la Zona capterà per trasformarsi continuamente al loro passaggio: il Professore incarna il distaccato materialismo della scienza, l'approccio razionalista e pragmatico alla realtà del mondo; lo Scrittore è un disilluso, un nichilista che vede ogni esperienza conoscitiva predestinata alla decadenza, al fallimento in ragione delle limitate capacità umane; lo Stalker, infine, è animato dall'ingenuo proposito di aiutare le persone che accompagna a ritrovare la fede: una figura apparentemente semplice e fragile che diverrà la chiave, con la sua umiltà e il suo spirito di adattamento, per attraversare i pericoli della Zona. Ma la Zona, una volta raggiunta la stanza dei desideri, riserverà ai visitatori un ultimo inganno: scopriranno, cioè, che essa non realizza i desideri espressi a livello razionale, ma quelli più oscuri e reconditi, sepolti nel subconscio e ormai fuori dal nostro controllo. Desideri dimenticati che portano con sé implicazioni imprevedibili e spaventose.

In Stalker, a Tarkovskij è sufficiente usare l'elemento fantascientifico (l'antefatto “alieno”) solo come pretesto narrativo per proiettare immediatamente la storia in un mondo diverso, separato dal nostro solo da un effimero reticolato ma ciò nonostante governato dalle sue proprie leggi, nel quale gli uomini si riscoprono deboli e inermi a dispetto di tutte le loro certezze scientifiche e filosofiche. È significativo, a questo proposito, che gli unici in grado di addentrarsi nella Zona siano gli stalker, cioè persone che non possono avere certezze di alcun tipo, perchè vivono ai margini della società, reietti o disadattati, come l'ex galeotto protagonista del film, che abita in una squallida casa vicino alla ferrovia con la moglie e la giovane figlia mutante.

Alla precarietà dell'esistenza dello Stalker nel mondo ordinario, prevalentemente filmato in monocromia, corrisponde la sua forza dentro la Zona, ripresa invece a colori. Il motivo, che è anche uno dei messaggi del film, lo rivela egli stesso in un suo monologo: “(…) perché la debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagni della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà”.

Il Professore e lo Scrittore, induriti nelle proprie posizioni intellettuali, cinici e sprezzanti, sono quindi più vicini alla morte intesa come fallimento esistenziale ed è questo che li spinge a cercare nella stanza al centro della Zona una possibilità di riscatto e di rinascita.

Il viaggio immerge i tre personaggi in un limbo fuori dallo spazio-tempo ordinario, magnificamente collocato da Tarkovskij fra le rovine di vecchi impianti industriali divorate da una vegetazione lussureggiante e gravida di insidie, che trasmette palpabilmente l'impressione della fine del dominio umano e un senso di minaccia incombente (vedi anche The whispering star, di Sion Sono). La presenza costante dell'acqua, raccolta in grandi pozze stagnanti o come torrenti scroscianti, come pioggia o, invisibile ma altrettanto presente, come suono di gocce che precipitano, è un elemento che caratterizza fortemente il film per tutta la sua durata. L'acqua è infatti una sostanza viva, materna, legata al movimento, alla trasmutazione: è la linfa della Zona, anch'essa proteiforme e sfuggente, creatrice di ogni mondo possibile, ma anche spietata distruttrice di chi vorrebbe dominarla. Nell'acqua, Tarkovskij realizza la magistrale sequenza dell'Apocalisse, che racchiude parte del significato più profondo del film. In una scena di grandissima bellezza e spessore, una lenta carrellata dall'alto passa in rassegna una piccola e miserevole archeologia dell'umanità: abbandonati sul fondo di un basso corso d'acqua e semisepolti dal limo, strumenti scientifici, armi da fuoco, oggetti preziosi, immagini sacre. Un reliquiario imputridito, sospeso in un liquido amniotico che col suo lento movimento inesorabilmente lo dilava, lo dissolve simboleggiando l'impermanenza delle conquiste umane.

A distanza di quasi quarant'anni dalla sua realizzazione, Stalker rimane un'opera gigantesca, che rapisce per la profondità del suo testo poetico e filosofico e la struggente bellezza di ogni singola inquadratura. Un film che ha lasciato una feconda eredità nell'immaginario di generazioni di spettatori e di artisti che ad esso continuano ad ispirarsi.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Stalker
  • Paese e anno di produzione: URSS Russia 1979
  • Regia: Andrej Tarkovskij
  • Interpreti principali: Anatolij Solonitsin (Scrittore), Aleksandr Kajdanovskij (Stalker), Nikolaj Grinko (Professore), Alisa Frejndich (moglie dello Stalker), Natasha Abramova (Martiska)
Letto 424 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Dicembre 2017 16:07

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