La festa e gli invitati (di Jan Němec, 1966)

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Bandito “in perpetuo” dopo il fallimento della Primavera di Praga, La festa e gli invitati (O slavnosti a hostech) è l'opera più importante di Jan Němec e una delle più significative della Nuova Onda cecoslovacca. A metà strada tra Kafka e il Buñuel de L'angelo Sterminatore, il film mette in scena un surreale banchetto al quale gli invitati non possono rifiutarsi di partecipare, metafora della violenza del potere e dell'accondiscendenza con cui viene accettata dai più.

In una calda giornata estiva, un gruppo di amici composto da uomini e donne sta facendo un picnic nel bosco. Sono stati invitati a un banchetto serale per festeggiare il compleanno di un personaggio senza nome, ma evidentemente molto influente, che si terrà più tardi nelle vicinanze.

Concluso il picnic, i sette si rimettono in cammino per raggiungere la festa, percorrendo un sentiero che li conduce nel fitto del bosco. Il luogo è molto bello e la compagnia allegra, ma il tono della scena cambia improvvisamente quando uno sconosciuto, dagli ambigui atteggiamenti adolescenziali, sbuca silenziosamente dagli alberi e prende a braccetto Karel, uno degli amici rimasto un po' indietro sul sentiero.

Senza presentarsi, l'uomo saluta la sconcertata comitiva e con voce melliflua inizia a porre domande indiscrete. La reazione innervosita di Karel è prontamente fermata dall'intervento di un secondo sconosciuto, che lo blocca per l'altro braccio. In pochi istanti, da dietro agli alberi compariranno numerosi altri uomini dall'aspetto minaccioso, che immobilizzeranno tutto il gruppo e lo trascineranno energicamente all'interno del bosco.

I picnickers sono condotti in una radura e di fronte a loro vengono preparati un tavolo e una sedia, che serviranno a inscenare una sorta di fermo di polizia condotto da Rudolf (così si chiama lo strano personaggio che aveva accostato Karel sul sentiero). Costui non spiegherà il motivo di un simile trattamento, ma, senza dirlo, farà capire a tutti che in quel momento ha pieno potere su di loro, come se il semplice stare dietro allo sbilenco tavolino al quale è seduto bastasse a conferirgli l'autorità di un qualche alto ufficiale. Karel proverà ad allontanarsi ma, ignorando l'ordine di tornare indietro, verrà subito raggiunto dai teppisti di Rudolf e percosso violentemente.

Il pestaggio viene interrotto dall'arrivo di un altro personaggio: il “festeggiato”, l'Anfitrione senza nome che ha organizzato la festa. Questi è un uomo maturo e distinto, in un impeccabile abito bianco, che appare da subito come la principale figura di potere. Infatti ordina che gli invitati siano rilasciati perché possano raggiungere il banchetto, rimprovera blandamente Rudolf per il trattamento riservatogli, ma allo stesso tempo, però, bacchetta Karel per aver infranto delle “regole” non specificate. L'incidente rientra, ma neanche l'Anfitrione chiarirà i motivi dell'inquietante episodio. Lascerà trapelare solamente che Rudolf è un suo figlio adottivo: adottato in quello stesso giorno.

Finalmente, tutta la compagnia attraversa il bosco e raggiunge la riva di un lago dov allestito il banchetto. Ci sono molti invitati, dalla provenienza variegata. Addirittura c'è una coppia di sposi ancora in abiti nuziali, un chiaro segno che l'invito alla festa non si poteva proprio rifiutare.

I tavoli sono allestiti con molta cura, tutto appare ben studiato dall'Anfitrione perché il suo compleanno sia memorabile: si è anche curato personalmente di scegliere una sedia di foggia diversa per ogni invitato. Ha pensato a tutto e per tutti.

La festa inizia, gli invitati prendono posto ai tavoli, ma quasi subito c'è qualcosa che non va: la Bionda (un personaggio senza nome della comitiva del picnic) è in lacrime. Il suo introverso marito ha lasciato la festa perché non vuole parteciparvi e lei è rimasta da sola.

Oltretutto, la Bionda si rende conto di essere seduta nel posto assegnato a un'altra persona, cosa che rivela la stessa distrazione da parte di tutti gli altri invitati e provoca un frettoloso e demenziale ricollocamento di ognuno nei posti originariamente decisi dall'Anfitrione, rispettando supinamente uno schema puramente formale e privo di senso.

Non bastasse la notizia inaudita che un invitato ha voluto abbandonare la festa, il patriarcale aplomb dello sconcertato Anfitrione viene definitivamente meno quando a ciò si aggiunge il mancato rispetto dei posti assegnati a tavola. La riuscita della festa rischia di venire compromessa e, dietro la sua lamentata delusione, l'uomo lascerà trasparire una montante rabbia per l'inosservanza delle regole da lui stabilite.

Rudolf, a sua volta teatralmente affranto per la defezione, proporrà immediatamente di radunare i suoi “ragazzi” per andare a cercare l'invitato riottoso. Ma sarà l'intervento di Josef, uno degli iniziali picnickers e quindi amico dell'uomo in questione, a sollecitare tutti gli invitati a partecipare alla sua ricerca, per ricondurlo al banchetto affinché anche lui possa celebrare il compleanno e il carisma dell'Anfitrione. La mobilitazione di tutti gli invitati sarà ovviamente immediata e senza obiezioni. Quando nel trambusto della partenza alla ricerca dell'uomo, spunteranno un fucile da tiratore e un feroce pastore tedesco, sarà chiaro che non partecipare alla festa comporta degli svantaggi...

In meno di sessanta minuti di durata, La festa e gli invitati riesce a mettere insieme un simbolismo ricchissimo e universale, ancora perfettamente attuale a cinquant'anni dalla sua realizzazione. Con questo film, Jan Němec lascia una sorta di compendio del Cinema della Nová Vlna. C'è tutto: la satira del Potere, la lotta per la libertà, il confronto fra generazioni. Soprattutto c'è il “marchio di fabbrica” del Movimento, ovvero la poetica del surreale che trasforma continuamente la prospettiva, aprendosi, dietro le situazioni grottesche della trama, a riflessioni profonde su temi politici fondamentali.

La valutazione che il film rappresenti sostanzialmente una critica al Partito Comunista cecoslovacco, è ovviamente una lettura riduttiva o opportunista. La festa e gli invitati è un'opera estremamente più complessa e raffinata nell'analizzare alcune dinamiche proprie dei sistemi di potere, rivelando come esse siano basate sulla vuota forma, il tornaconto personale, la paura, la violenza.

A Rudolf basta sedersi dietro a un tavolo per ottenere l'obbedienza dei suoi “ospiti”, i quali pavlovianamente si mettono in fila addirittura in ordine alfabetico secondo i propri nomi per agevolare un ipotetico (ma mai richiesto da nessuno) controllo dei documenti, identificando quindi in quella vaga e sgangherata parvenza di autorità l'Autorità, e subendone di buon grado ogni puerile sopruso. Solo in seguito, a spese di Karel, scopriremo che il trattamento riservato ai disobbedienti è un (di nuovo puerile, o stavolta “paterno”) pestaggio.

L'Anfitrione senza nome, invece, tira le leve del comando senza sporcarsi le mani. La sua posizione è riconosciuta da tutti, è più temuto che rispettato, ma ciò nonostante un invitato oserà disertare la sua “festa”: un barocco quanto vacuo rituale collettivo che serve solo a ribadire la posizione di potere di alcuni su molti. Gli invitati, del resto, non appaiono migliori dei “padroni di casa”: un assortimento di ruffiani, pavidi, speculatori, ignavi che partecipano alla festa ognuno per i propri calcoli personali, a simboleggiare come nell'inerzia e nell'egoismo soffochi ogni ideale di libertà.

Significativo, a tale proposito, il personaggio di Josef: sempre accomodante e servile in ogni occasione, sempre pronto a fare e dire più di quanto gli viene richiesto, anche durante le vessazioni, pur di non compromettersi agli occhi dei potenti e magari ricavandone qualcosa per sé. Infatti, subito promosso a oratore al simposio dell'Anfitrione, non si farà scrupoli nel dare il via alla falsamente amichevole ricerca del suo compagno di picnic, reo di non aver accettato di partecipare all'ipocrita liturgia della festa.

La festa e gli invitati costerà caro a Němec: immediatamente censurato per la sua feroce allegoria del Potere, il film potè brevemente circolare in patria durante la Primavera di Praga, per essere di nuovo ritirato “definitivamente” nel periodo della normalizzazione. La carriera del regista sarà gravemente compromessa e, pochi anni più tardi, anche a causa dell'aver esportato clandestinamente in occidente il suo cortometraggio Oratorio per Praga (sull'invasione militare della Cecoslovacchia da parte sovietica), sarà costretto a scegliere tra l'esilio e la galera. Riparerà negli Stati Uniti, per tornare in Cecoslovacchia dopo la Rivoluzione di Velluto, nel 1989. Ormai straniero in patria, Jan Němec non realizzerà altri lavori di livello paragonabile ai suoi capolavori della Nová Vlna (I diamanti della notte, La festa e gli invitati).

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: O slavnosti a hostech
  • Paese e anno di produzione: Cecoslovacchia Repubblica Ceca 1966
  • Regia: Jan Němec
  • Interpreti principali: Ivan Vyskočil (Anfitrione), Jan Klusák (Rudolf), Jiří Němec (Josef), Pavel Bošek (František), Karel Mareš (Karel), Evald Schorm (invitato riottoso)
Letto 514 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Dicembre 2016 22:22

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