The whispering star (di Sion Sono, 2015)

The whispering star (di Sion Sono, 2015) © Sion Production
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L'umanità ha compiuto molti gravi sbagli ed è ormai in via d'estinzione, dispersa su numerosi pianeti del cosmo. Yoko Suzuki è un androide che effettua consegne a domicilio su una bizzarra astronave presa a noleggio. I pacchi che recapita agli umani superstiti, contengono ciò che per essi è più prezioso.
Sion Sono tira fuori dal cassetto una sceneggiatura scritta 25 anni prima, la produce in proprio a basso costo, ambientandola negli scenari devastati dallo tsunami del Tōhoku del 2011, e ci regala un vero gioiello di fantascienza minimalista, commovente e bellissimo: The whispering star.

In un distante futuro, gli umani rappresentano solo il 20% della popolazione, il restante è costituito da sofisticati robot che li assistono durante ciò che rimane della loro esistenza.
A causa delle irreparabili azioni compiute dagli uomini nel corso della storia, l'umanità si è dispersa su diversi pianeti, sopravvivendo tra le macerie di una civiltà ormai finita. L'ultima consolazione, giunti al termine della propria esistenza come specie, è scambiarsi memorie del passato sotto forma di oggetti carichi di valore affettivo: vecchie fotografie, una tavolozza di colori, una cicca di sigaretta...

La spedizione di questi ricordi attraverso lo spazio richiede molti anni. Il compito è affidato a dei corrieri androidi come Yoko Suzuki, numero di matricola 722. A bordo di una strana astronave a forma di casetta con tetto di tegole e con tanto di arredamento vintage all'interno, Yoko è già in viaggio da oltre 14 anni e molti altri le saranno necessari per consegnare tutto il suo carico. La rotta è affidata al computer di bordo, 6-7 MAH Em, che ha l'aspetto di una vecchia radio a valvole ed è tutt'altro che infallibile.
Attraversando il cosmo, Yoko raggiungerà gli umani su pianeti in rovina. La consegna dei pacchetti sarà per loro un momento emozionante, un ritorno alla vita che impressionerà anche l'androide.

The whispering star è il primo film di Sion Sono in qualità di produttore indipendente. Il regista affermerà in un'intervista che nessuno avrebbe accettato di finanziare un'opera tanto anomala e per questo motivo, con un piccolo budget personale, la collaborazione della moglie nella parte della protagonista e di persone, all'epoca delle riprese, ancora sfollate dalle zone colpite dal terremoto-maremoto del 2011, decide di fare tutto da sé, recuperando un progetto di 25 anni prima mai portato a compimento.

Sono racconta di un'umanità al crepuscolo, autodistruttasi per miopia ed egoismo, dispersa nello spazio ed ormai tanto fragile da rischiare di morire per rumori più intensi di 30 decibel. Di qui il titolo The whispering star, "La stella che sussurra" in italiano, dove tutti i personaggi dialogheranno tra loro sempre sottovoce.
Il risultato è un capolavoro e l'ambientazione nei territori della prefettura di Fukushima, che ancora recano i segni del cataclisma, aggiunge al film un forte senso di straniamento e di nostalgia.

Come già a Tarkovskij bastò ambientare il suo eccezionale Stalker tra impianti industriali abbandonati per trasportarci in un luogo fuori dal nostro spazio-tempo, così Sion Sono ci fa viaggiare nel cosmo portandoci tra le rovine dello tsunami. Non-luoghi in cui la natura si è riappropriata del paesaggio ingoiando relitti ed edifici, pianure disseminate di imbarcazioni spinte nell'entroterra dalla forza del mare, strade urbane ormai ridotte a spettrali reliquiari e su tutto, non esplicitata nel film ma ineludibile, l'ombra della contaminazione nucleare: scenari di apocalissi cosmiche che sembrano appartenere ad altri pianeti.

Accanto a questa riflessione sulle responsabilità umane nei confronti della natura, molto radicata nella cultura giapponese e centrale nell'opera di autori come Hayao Miyazaki, vi è quella sulla direzione presa dalla nostra civiltà contemporanea.

In particolare, sulla dematerializzazione totale verso cui l'era digitale ci sta spingendo: è significativo, in questo senso, che i personaggi del film, sconfitti dalla storia e disseminati nell'universo lontano dai loro cari, ritrovino sé stessi in oggetti fisici che in qualche modo li riconnettono al loro passato e alle amicizie perdute.

Nell'epoca attuale, in cui gran parte delle nostre memorie esistono sotto forma di effimeri contenuti digitali, "condivisi" attraverso rapidi e vuoti automatismi che di fatto sterilizzano e degradano l'idea stessa di partecipazione, allontanandoci anziché avvicinarci, riusciamo sempre più faticosamente a dare significato al contatto, all'attesa, alla nostra stessa emotività.

Anche la bizzarra astronave noleggiata da Yoko è di per sé un'elegia sul valore della memoria e della materialità. Ha l'aspetto di una casa a noi contemporanea, vecchia di qualche decennio: all'interno ha un rubinetto che perde, i fornelli a gas e una lavatrice. La plancia di comando ha un timone di legno e leve e pulsanti di foggia anacronistica, come il computer di bordo, che sembra una radio anteguerra, ben diverso dal kubrickiano HAL 9000.
Una tecnologia lo-fi che ci mette a nostro agio, con cui possiamo ancora dialogare e non ci fa sentire inutili e in ostaggio, mentre Yoko non sa spiegarsi perché gli umani preferiscano una lentissima consegna a mano all'istantaneo teletrasporto; ma è una macchina, e non soffre la solitudine e la monotonia.

Eccezionale l'epilogo, ambientato sull'ultimo pianeta abitato interamente da umani, dove provocare rumori superiori ai 30 decibel di intensità è considerato un reato perché potrebbe uccidere le persone: un'altra preziosa invenzione metaforica di The whispering star, rivolta direttamente alla società odierna, immersa nell'assordante rumore di sé stessa e ormai priva della capacità di ascoltarsi, paradossalmente avviata ad estinguersi a causa di quello stesso rumore.

Su questo pianeta, Yoko si aggira in punta di piedi alla ricerca della destinataria di un pacco. Non siamo più nella wasteland di Fukushima, ma in un lungo corridoio che passa tra due pareti semi-trasparenti, che mostrano la presenza delle persone sotto forma di nere silhouettes, intente in varie attività di vita quotidiana: bambini che giocano, chi legge un libro, chi discute, chi si abbraccia...
Un'umanità ostinatamente viva, ma di cui non rimane altro che una fragile ombra cinese, che rischia di dissolversi per poco più di un sussurro.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Hiso Hiso Boshi
  • Paese e anno di produzione: Giappone 2015
  • Regia: Sion Sono
  • Interpreti principali: Megumi Kagurazaka (Yoko Suzuki)
Letto 97 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Dicembre 2017 16:09

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