The Witch (di Robert Eggers, 2015)

The Witch (di Robert Eggers, 2015) © 2015 Witch Movie, LLC
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New England, diciassettesimo secolo, in un misero campo di granoturco sul limitare del bosco. Un neonato sparisce improvvisamente per una distrazione della sorella maggiore. È stato preso da una strega.
Costruito su cronache e documenti dell'epoca, The Witch è l'eccellente esordio nel lungometraggio del trentaduenne Robert Eggers. Splendidamente fotografato in luce naturale e con ottimi interpreti, il film è lontanissimo dai cliché dell'horror mainstream, puntando sulla stratificazione di immagini e tensioni ancestrali che nel finale deflagrano in tutta la loro forza suggestiva.

Anno 1630. Una famiglia di contadini inglesi puritani, per alcune divergenze di carattere religioso, viene esiliata dalla colonia in cui risiede.
La famiglia, quindi, stabilisce la propria modesta fattoria in un luogo solitario, nei pressi di un folto bosco di betulle. William e Katherine sono i genitori; Thomasin, la primogenita, è una giovane donna; Caleb è un ragazzo appena adolescente; i gemelli Mercy e Jonas sono bambini irrequieti; Samuel è ancora in fasce.

La vita dei coloni è segnata dalla durezza del lavoro nei campi e dalla totale devozione alle sacre scritture, con un fervore mistico intriso di bigottismo che allo stesso tempo è in grado di confortarli e atterrirli di fronte agli eventi quotidiani.
Un giorno, Thomasin (Anya Taylor-Joy) viene incaricata di accudire il fratellino più piccolo. La ragazza lo porta in un campo di fronte al bosco, intrattenendolo con il "gioco del cucù". Durante il gioco, mentre Thomasin non lo può vedere, Samuel all'improvviso scompare.

La perdita del bambino, inizialmente attribuita alla predazione di un lupo, getta gli adulti della famiglia nella disperazione, ma il fatalismo che permea la loro fede, in qualche modo li aiuta ad affrontare il drammatico momento.
Tuttavia, già all'indomani della tragedia, una serie di oscuri eventi inizierà a logorare i rapporti fra i protagonisti, insinuando nella famiglia rancori e sospetti sempre più spaventosi.

The Witch rappresenta un esordio registico da manuale. Robert Eggers si muove con intelligenza nei limiti del budget di una piccola produzione indipendente, in modo da mettere dentro al suo film "poche cose" (si perdoni la semplificazione), ma fatte tutte eccezionalmente bene. Il risultato è un'opera cui finisce per andare un pò stretta l'etichetta "di genere", ma che per questo motivo risulterà certamente interessante anche per chi non è appassionato di film dell'orrore.

Eggers, che firma anche la sceneggiatura, riversa nella sua opera prima un grandissimo lavoro di ricerca in tutti i comparti: dalle fonti storiche alla musica, dalla fotografia ai dialoghi, alla scelta degli interpreti. Ognuno di questi aspetti, che sono perfettamente amalgamati fra di loro, merita un piccolo approfondimento.

Il tema della stregoneria è certamente un classico nella letteratura e nel cinema di finzione (a partire da Häxan, La stregoneria attraverso i secoli di Benjamin Christensen, 1922), declinato nei modi più fantasiosi, tuttavia il nucleo centrale di The Witch è calato in una realtà coloniale ricostruita molto verosimilmente e studiata attraverso documenti storici autentici, di provenienza museale. Infatti, come si apprende da un "cartello" posto in chiusura del film, tra le fonti della sua scrittura vi sono verbali di processi alle streghe, diari e racconti tradizionali (e non a caso, in originale, l'opera presenta il sottotitolo A New-England Folktale).

Da questo corpus letterario, Eggers ha tratto uno dei punti di forza del film: gli efficaci dialoghi, parlati nell'austero inglese dell'Era di Giacomo I (1567-1625) e impreziositi dall'inflessione autentica degli attori, tutti britannici. A questo proposito, preme decisamente consigliare la visione del film in lingua originale, per non disperdere queste peculiarità dietro l'adattamento italiano (operazione che, negli ultimi anni, finisce spesso per essere "al ribasso") e soprattutto per apprezzare l'ottima recitazione di tutti i protagonisti, in particolare di Ralph Ineson (William), dotato di una magnifica voce da baritono che rende il suo personaggio ancora più tragico e carismatico.

L'azione è calata nella splendida scenografia di un territorio ancora selvaggio e coperto di foreste, tradizionalmente regno delle forze primordiali che insidiano e limitano il dominio dell'uomo sulla Terra, esaltata da una fotografia dal gusto pittorico, realizzata interamente in luce naturale.

Anche la fotografia rispecchia una precisa scelta autoriale di Robert Eggers. L'uso della luce naturale per le scene in esterni e del lume di candela per gli interni di notte (che ricordano i virtuosismi di Kubrick in Barry Lyndon), restituisce immagini composte con una cura assoluta, sobrie ed eleganti, di grande forza e profondità. Nessun ipercinetismo o puerile jumpscare, nessuna scorciatoia da horror "convenzionale": la macchina da presa si muove lentamente, oppure è fissa, segue il respiro del bosco che impercettibilmente si condensa e avvolge la casa dei coloni in un crescendo di inquietudine e mistero.

Non meno curata è la composizione della notevole colonna sonora, opera del canadese Mark Korven con la collaborazione dello stesso Eggers. Anche qui l'autore del film porta la sua ricerca su un piano non banale, impiegando in The Witch musiche atonali, minimaliste, e suoni oscuri, come quello della nyckelharpa, uno strumento a corda medievale del folklore scandinavo.

Dentro questa sontuosa cornice formale, Eggers mette una storia semplice o, più propriamente, "tradizionale", che pesca a piene mani da narrative e simbologie ben radicate nella storia e nella cultura europea.
Soprattutto, ci mostra (e ci ricorda di essere) un'umanità sgomenta e impotente di fronte al mistero, che in ultimo si ritrova nella natura e nelle sue forze primordiali.

Assolutamente suggestiva tutta l'iconografia presente nel film, sebbene "classicissima": il bosco, la lepre, il corvo, il capro nero, la tentazione, il volo notturno, assieme agli arcani versetti biblici nelle parole (anch'esse "magiche") dei protagonisti. Figure che Eggers non risolve in macabre macchiette per suscitare qualche meccanico spavento (che infatti non arriverà mai), ma di cui svela progressivamente tutta la profondità simbolica.

Impressionante, per intensità e cura compositiva, la scena della morte di Caleb, in cui anche il giovanissimo Harvey Scrimshaw offre un'ottima prova d'attore. Da pelle d'oca il finale.

Per The Witch, Robert Eggers ha ricevuto il premio per la migliore regia al Sundance Film Festival 2015.
Il regista è attualmente impegnato nella sua opera seconda, un nuovo horror dal titolo The Lighthouse, con Willem Dafoe e Robert Pattinson, che ha avuto la precedenza su un altro (ambizioso) progetto di Eggers: il remake del capolavoro di F. W. Murnau, Nosferatu (1922).

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: The Witch: a New-England Folktale
  • Paese e anno di produzione: USA Canada Regno Unito
  • Regia: Robert Eggers
  • Interpreti principali: Ralph Ineson (William), Anya Taylor-Joy (Thomasin), Kate Dickie (Katherine)
Letto 49 volte Ultima modifica il Lunedì, 30 Aprile 2018 16:24

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