Vampyr (di Carl Theodor Dreyer, 1932)

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Al calare della sera, lo studioso di scienze occulte Allan Gray si ferma presso una locanda di provincia. La visita notturna di un enigmatico personaggio segnerà l’inizio di un’avventura fatta di incubi e allucinazioni.
Con Vampyr, Dreyer firma un’opera estrema e visionaria: fortemente contestato all’uscita nelle sale, oggi è considerato fra i capolavori del Cinema mondiale per l’incredibile immaginario che ha portato sullo schermo.

Il giovane Allan Gray, vagando senza meta per le sue ricerche sul soprannaturale, giunge al villaggio di Courtempierre e decide di passare la notte in una tetra locanda del posto.
Durante la notte viene a visitarlo un vecchio signore in abito da camera che, senza dare spiegazioni, lascia a Gray un pacchetto, scrivendo sull’involucro che dovrà essere aperto solo dopo la sua morte. Subito dopo, l’uomo lascia la stanza di Gray e scompare.

Il giovane si mette sulle tracce del misterioso personaggio. Uscendo dalla locanda, incontra delle ombre antropomorfe che gli indicano la strada. Seguendole, Gray giunge ad un cadente edificio, un maniero apparentemente disabitato, ma in realtà popolato da strane presenze illusorie ed oscure.

Lasciato l’edificio, Gray prosegue il suo cammino fino a raggiungere una grande ed austera casa di campagna, all’interno della quale vedrà lo stesso uomo che nottetempo era apparso nella sua stanza alla locanda.
Non appena Gray riconosce il vecchio signore, l’ombra di un uomo che imbraccia un fucile si profila su una parete all’interno della casa: sparandogli un colpo alle spalle, il cecchino sconosciuto ferisce gravemente il vecchio e Gray si precipita in casa, insieme ad alcuni domestici, per soccorrere la vittima. Li raggiungerà anche Gisèle, la figlia del ferito, ma per quest’ultimo non ci sarà niente da fare e morirà rapidamente.

Alla morte dell’uomo, Gray apre il pacchetto che questi gli aveva consegnato la notte precedente. All’interno c’è un libro del 1820: “La strana storia dei vampiri”, di Paul Bonnant.
Gray viene invitato a rimanere per la notte. Gisèle allora gli rivela che in casa è presente anche sua sorella Léone, gravemente malata.

Grazie alla lettura di alcuni brani del libro di Bonnant, Gray intuisce che Léone è sotto la malefica influenza di un vampiro, ma con l’arrivo in casa di un ambiguo dottore, la situazione precipiterà in un susseguirsi di eventi oscuri e allucinatori.

Per comprendere ed apprezzare Vampyr occorre considerare il dettaglio rivelatore presente nel titolo originale del film: Vampyr: Der Traum des Allan Gray, ovvero, in italiano “Il sogno di Allan Gray”.
Non si devono, quindi, ricercare ordine e chiarezza nella storia, proprio perché l’opera è da subito ambientata in una dimensione onirica, più precisamente di incubo, in cui non c’è spazio per logica e razionalità. La trama serve a Dreyer unicamente come pretesto per inanellare una serie di invenzioni visive formidabili, che ancora impressionano e affascinano a quasi 90 anni di distanza dall’uscita del film, proprio come se ogni scena affiorasse dai recessi della psiche del protagonista.

È forse per l’aver mancato questo dettaglio, insieme alle aspettative “deluse” su un soggetto popolare come quello dei vampiri, che il pubblico dell’epoca decretò sonore stroncature del film di Dreyer, tanto che il regista dovette affrontare un periodo di grave depressione causata dal suo insuccesso.

Tuttavia, negli anni successivi Vampyr è stato ampiamente rivalutato dalla critica, arrivando ad occupare un posto importante nella filmografia del regista e nella storia del Cinema, in particolare del genere horror, in quanto parte di un’ideale trilogia di classici sul mito del vampiro (insieme ai predecessori Nosferatu di F. W. Murnau e Dracula di Tod Browning) che ha codificato questo personaggio per i decenni a venire.

L’opera di Dreyer è però molto distante concettualmente dagli altri due film citati, sia per l’ispirazione letteraria (proveniente dai racconti di Sheridan Le Fanu, anziché dal più recente e famoso libro di Stoker) che per l’alto grado di sperimentazione introdotto.

Liberamente tratto dall’antologia In a glass darkly, contenente il celebre racconto Carmilla, da cui Dreyer riprende la figura della donna vampiro, Vampyr è immerso sin dai primissimi fotogrammi in un’atmosfera sospesa e irreale, creata da un perfetto amalgama di soluzioni registiche originali.

Al suo primo lungometraggio sonoro, il regista danese si scontra con la difficoltà di doverlo realizzare in tre lingue diverse per poterlo distribuire su più mercati (doppiaggio e sincronizzazione erano ancora operazioni molto complesse, per cui spesso si preferiva girare direttamente le parti parlate nelle diverse versioni). Per aggirare questi ostacoli tecnici e le limitate risorse economiche a disposizione, Dreyer decide di ridurre al minimo i dialoghi (in tutto il film ci sono pochissime battute) e fa ricorso a “cartelli” di testo come nella tradizione del cinema muto.

Questa rarefazione dei dialoghi accresce fortemente il senso di straniamento che pervade il film, insieme alla sofisticatissima fotografia di Rudolph Maté, che popola le scene di ombre furtive e fantasmatici bagliori. Rimane celebre l’espediente adottato da Maté di frapporre un velo di garza tra la scena e la macchina da presa, in modo da ottenere un effetto soft focus che dona alle immagini un alone etereo e sfumato.

La galleria di invenzioni fotografiche presenti nel film è interminabile e si accresce mano a mano che la storia avanza. L’esplorazione del maniero da parte del protagonista, con la scena del ballo delle ombre, e il soffocamento del dottore nel mulino ad acqua sono sequenze indimenticabili, come quella che è la più famosa e impressionante del film: il funerale di Allan Gray, chiuso ancora vivo nella bara e ripresa in soggettiva.

Vampyr rimane a tutt’oggi un esperimento cinematografico unico sulla figura del vampiro. Discostandosi dal voler tratteggiare questa creatura nei suoi aspetti più comuni e risaputi, cerca piuttosto di mostrarne l’essenza occulta più intima, che col suo potere distorce la realtà dei protagonisti trascinandoli, insieme allo spettatore, in un cupo sogno ad occhi aperti.

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Altre informazioni sul film

  • Titolo originale: Vampyr: Der Traum des Allan Gray
  • Paese e anno di produzione: Germania Francia 1932
  • Regia: Carl Theodor Dreyer
  • Interpreti principali: Julian West (Allan Gray), Rena Mandel (Gisèle), Sybille Schmitz (Léone), Jan Hieronimko (il Dottore), Henriette Gérard (Marguerite Chopin / Vampira)
Letto 70 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Marzo 2018 21:27

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